Pensione professionisti: contributi soggettivi e integrativi

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La contribuzione soggettiva

I contributi soggettivi sono dei versamenti obbligatori dovuti dai professionisti al proprio ente previdenziale d’iscrizione, determinati in percentuale sul reddito derivante dall’attività professionale.

Questi contributi servono a finanziare la pensione del lavoratore e sono calcolati sulla base della dichiarazione reddituale annuale: sono interamente deducibili dal reddito del professionista, anche se aderisce al regime forfettario.

I professionisti “senza cassa”, iscritti alla gestione Separata Inps, versano ai fini pensionistici (Ivs- invalidità vecchiaia superstiti) il 25% del proprio reddito professionale (per il 2021, il 25,98% di aliquota totale, che finanzia anche prestazioni previdenziali non pensionistiche, come malattia, maternità e assegni familiari), il 24% se iscritti anche ad altre gestioni di previdenza obbligatoria.

La riforma Fornero, imponendo una solidità maggiore del sistema previdenziale, ha indirettamente obbligato tutte le casse a un aumento dei contributi; il contributo soggettivo dovuto dai consulenti del lavoro iscritti all’Enpacl, ad esempio, è pari al 12% del reddito professionale ed è dovuto nella misura minima di 2.184 euro, salvo l’applicazione di agevolazioni.

I contributi soggettivi Enpacl rientrano nella 2° quota di pensione, calcolata con sistema contributivo: in sostanza, questi versamenti sono accantonati, rivalutati annualmente e “trasformati” in assegno da un coefficiente basato sull’età.

La contribuzione integrativa

I contributi integrativi sono dei versamenti obbligatori dovuti dai professionisti al proprio ente previdenziale d’iscrizione, determinati però non sul reddito, come i contributi soggettivi, ma in percentuale sul volume d’affari Iva.

Questi contributi previdenziali sono applicati, come maggiorazione (solitamente pari al 4%), su tutti i compensi relativi all’esercizio dell’attività del professionista, che è tenuto al versamento anche in caso di mancato pagamento da parte del cliente (sul quale, comunque, ha diritto di rivalsa).

Presso la generalità delle casse professionali, i contributi integrativi sono destinati a finalità di aiuto verso gli iscritti e finanziano misure di assistenza.

Alcuni enti previdenziali, come l’Enpacl, prevedono che parte della contribuzione integrativa finanzi la pensione degli iscritti, confluendo nell’insieme dei versamenti utili al trattamento.

Presso l’Enpacl, il contributo integrativo è pari al 4% del volume d’affari del professionista, è dovuto in una misura minima e confluisce per ¾ nel suo montante contributivo. Il restante 25% è destinato a finalità di aiuto verso i cdl e finanzia diverse misure assistenziali; sono finanziate anche le attività di sviluppo e sostegno all’esercizio della libera professione, con particolare riguardo ai giovani iscritti.

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